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Loris Colucci
Nato a Scurcola Marsicana il 12 febbraio 1913
Morto a Pescara il 16 aprile 2003
 
Letterato - Docente - Preside
 

Loris Colucci si è laureato in lettere nel 1936, a 23 anni, presso l'Università di Roma, con il famoso filologo classico e professore di letteratura greca Nicola Festa, Accademico d'Italia, con 110 e lode. La sua tesi di laurea ha riguardato: "Gli influssi della Commedia nuova e di mezzo nei Dialoghi delle cortigiane di Luciano". Questo lavoro rappresenta quasi l'imprinting da cui deriveranno i successivi lavori di filologia, di linguistica e di glottologia, sia greca che latina. Sono lavori spesso connessi al suo ruolo di professore di latino e greco: già prima della guerra, giovanissimo, nel Liceo Classico di Avezzano e, dagli anni quaranta, nel Liceo Classico D'Annunzio di Pescara, di cui diventerà Preside per circa un trentennio (anni Cinquanta- Ottanta).
 
In questo contesto, oltre a pubblicazioni in Atti di Congressi, vanno ricordati due testi di grande successo editoriale (circa una decina di edizioni rivedute e ampliate): Palaistra, compendio di sintassi greca, con cinquecento versioni dal greco, Versioni greche per il ginnasio. Altre pubblicazioni sono connesse alla sua attività accademica di docente, dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, di Grammatica Greca e Latina presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università D'Annunzio di Chieti, nonché, per alcuni anni, di Letteratura Latina.
 
Si vedano, ad esempio, opere come Prospettive per una reinterpretazione del dativo in Virgilio o come Strutture sintattiche e stilistiche in Virgilio: it clamor caelo ed ancora Noterelle sul movimento degli astri in Virgilio, Atti del Convegno di Studi Virgiliani.
Virgilio è ormai diventato il suo migliore amico, sul piano personale e non solo su quello culturale, e lo resterà fino alla fine. In conclusione è una cultura classica che non resta dato esteriore né fredda erudizione, ma diventa parte essenziale di sé, diventa vita, carne e sangue.
 
Gli autori greci e quelli latini sono oggetto, insomma, di una (come dicevano i medioevali) continua ruminatio e manducatio, e non certo per dovere di lavoro, ma per cercarvi e trovarvi consolazione, piacere e divertimento. Probabilmente è una caratteristica, anzi un privilegio, di pochi.
 
Un ultimo aspetto che giova ricordare (ed anch'esso fa parte del versante privato ed esistenziale) è il legame costante e profondo con le radici marsicane e il richiamo alle proprie memorie familiari, che si riversa in racconti di episodi remoti o recenti: il castello e la biblioteca di Don Cesare Bontempi; l'occupazione tedesca di Scurcola; l'antenato proveniente dall'Aquila a causa di un giudice disonesto; e così via.
 
D'altronde la capacità affabulatrice era ben sviluppata e intessuta di orgoglio dinastico ed etnico, ma anche di ironia e di auto-ironia, anche e soprattutto nei fratelli Mario e Peppino, autentici depositari delle tradizioni orali della famiglia e del Paese.
 
Opere
Palaistra, compendio di sintassi greca, con cinquecento versioni dal greco, Roma 1958, Signorelli Ed.
 
Anabasis, versioni greche per il ginnasio, Roma 1963, Signorelli Ed. Prospettive per una reinterpretazione del dativo in Virgilio, Roma, 1981, Signorelli Ed.
 
Strutture sintattiche e stilistiche in Virgilio: it clamor caelo, Edizioni dell'Università, Chieti, 1982
 
Noterelle sul movimento degli astri in Virgilio, Atti del Convegno di Studi Virgiliani, Pescara, 1981
 
 
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