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Celebrazioni bicentenarie
Testo a cura di Carlo Grassi
Approfitto della ristampa di questi Cenni storici, che hanno trovato un lusinghiero apprezzamento, per tramandare una breve cronaca dei solenni festeggiamenti del II Centenario dell'incoronazione e le proposte avanzate a ricordo delle feste stesse.Si aprivano giovedì 27 Settembre con la benedizione di due nuove campane, offerte dal Comitato romano e da due devote. 
Sabato, al mattino, dopo la Messa solenne al Santuario, si snodava ordinata l'interminabile Processione. Procedevano le Associazioni, convenute anche dai paesi vicini, le Confraternite di Scurcola e i tre grandi Concerti bandistici di Avezzano, Casalanguida e Lecce di Puglie: quindi il trono della Madonna, scortato dal Clero e da quattro Carabinieri in alta uniforme. Seguivano i membri del Comitato e numerosissime autorità venute dalla Provincia e dal Parlamento. Veniva dietro una folla immensa che si era dato convegno da tutti i dintorni e particolarmente da Roma. Un aereo volteggiava sul sacro corteo, lanciando fiori e manifestini inneggianti alla Vergine. I fedeli ripetevano i più bei canti, accompagnati dai Concerti. Era il trionfo della Madonna della Vittoria, atteso con passione secolare e con fede generosa di popolo!
  
Giunti presso i resti dell'antica Badia angioina, veniva celebrata la S. Messa, ascoltata con commosso raccoglimento dalla folla sterminata raccolta come in un immenso anfiteatro fra gli imponenti ruderi, testimoni di tanta storia e di tanta fede. Quindi S.E. l'On. Lorenzo Natali commemorava l'epica battaglia, cui è votiva la Madonna, traendo le ragioni storiche della vittoria cristiana. 
La Processione proseguiva per la Chiesa parrocchiale, parata a festa per accogliere la sua Regina. Su la scalinata della Chiesa stessa P. Giuseppe Tenzi con calda eloquenza rievocava la storica data, nella luce ancora dei grandiosi avvenimenti mariani di questi ultimi anni, invitando il religioso popolo marsicano a conservarsi nell'entusiasmo di questa pietà mariana e a fare devota compagnia alla Madonna durante la settimana che doveva rimanere solennemente esposta in questa Chiesa.
  
Nè possiamo dire che i fedeli stano rimasti sordi all'invito del celeberrimo oratore, che ininterrotto è stato il susseguirsi di folle oranti ai piedi della Vergine. Solenni funzioni si sono ripetute nei tre giorni festivi, culminate nel solennissimo Pontificale celebrato da S.E. Mons. Domenico Valeri, Vescovo dei Marsi, che al Vangelo rivolgeva un'ispirata omelia al popolo che gremiva letteralmente il vasto Tempio e che gli altoparlanti diffondevano a quanti seguivano il sacro rito nelle piazze circostanti. Dopo aver magistralmente esposto il significato dell'Incoronazione, elogiava la pietà mariana di Scurcola, della Marsica, ed invitava ad essere sempre la degna corona della Madonna: "Populus meus, corona mea ". Il comitato aveva preparato anche un nutrito programma di festeggiamenti civili, seguiti ed ammirati dalle popolazioni che si riversavano ininterrottamente sulle piazze. Corse ciclistiche, gare di pattinaggio a rotelle con la partecipazione di campioni internazionali. 
  
I concerti si esibivano nelle più belle pagine di musica operistica. Le principali ditte pirotecniche della regione gareggiavano con eccezionale valentia in ammirati fuochi artificiali. Quasi a sintesi delle celebrazioni e a nuova testimonianza dell'eccezionale monumento storico che Scurcola possiede, mi piace riportare il dotto discorso che tenne il sig. Georges de Boulloche, segretario dell'Ambasciata di Francia presso la S. Sede: "A nome degli Ambasciatori di Francia presso la S. Sede e il Quirinale, ai quali è molto rincresciuto di non aver potuto assistere a questa manifestazione per causa di precedenti impegni, voglio dirvi quanto i sigg. Ambasciatori siano stati sensibili all'invito così cordiale indirizzato loro dal Sindaco di Scurcola e che testimonia così bene l'amicizia che in questa regione è portata al nostro paese. 
Sette secoli or sono, quando le forze di Carlo D'Angiò, chiamato dal Pontefice romano per difendere la Chiesa contro le crescenti usurpazioni degli imperatori svevi, distrussero l'esercito comandato dal giovane Corradino, ultimo degli Hohenstaufen, la situazione in Italia era alquanto confusa. Basta rammentarsi che dopo la morte di Papa Clemente IV, sopravvenuta nel novembre 1268, la Sede di Pietro rimase vacante per quasi tre anni, cosa addirittura impensabile oggidì. Però, se la situazione era complicata, ciò non toglie alla battaglia dei " Piani Palentini" la prerogativa di essere, tutt'insieme, una vittoria della Chiesa e una vittoria della Francia, sua figlia primogenita. 
  
Perciò è doppiamente commovente per un francese vedere con quale fervore è ancora venerata in questo luogo la statua della Vergine della Vittoria, che Carlo D'Angiò fratello di S. Luigi, Re di Francia, fece venire dal suo paese allora distante più settimane di viaggio e alla quale volle che fosse eretto nel luogo stesso dello scontro un vasto santuario. Questa statua, ritrovata 257 anni fa, è un notevolissimo esemplare dell'arte gotica francese, " opus francigenum", di quell'arte che comparì in primo luogo nell'Ile de France durante il duecento. 
Quando non è, come oggi, rivestita di sontuosi paramenti, si può vedere che in essa la scultura rude del Medioevo si umanizza, si avvicina ai modelli antichi, rivela doti di osservazione unite a un grande senso della pietà a una grazia fiera e naturale che non sono mai stati sorpassati. L'Italia, in quell'epoca lontana - le cose sono oggi molto mutate - era rimasta ribelle all'arte francese. 
  
E' così che questa statua è uno dei rarissimi esemplari della nostra arte che sia penetrata in Italia al seguito dei Monaci Cistercensi, quando questa Congregazione sciamò dalla sua fonte di Citeaux verso San Galgano in Toscana poi verso il Meridione. E' dunque sotto la protezione della Vergine - alla quale il Pontefice Pio XII gloriosamente regnante è particolarmente devoto - che fra l'altro si celebra oggi anche l'unione e l'amicizia di due popoli i destini dei quali vista l'evoluzione del mondo e lo sviluppo di vastissime potenze non mediterranee non possono più essere separati. In questo modo viene a tessersi sotto i nostri occhi, in quest'angolo di terra marsicana, un legame nuovo di più fra due paesi vicini, legame che contribuirà, ne son sicuro, a rafforzare questa comunità europea che sta nascendo e che è indispensabile alla salvezza della cristianità e dell'occidente.
 
Tratti dal libro S.M. della Vittoria nel II° Centenario dell'incoronazione, 1957
 
Bibliografia
 
 

 
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