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L'incoronazione
Testo a cura di Carlo Grassi
Il 27 Settembre 1757 fu fatta la solenne Incoronazione, decretata dal Capitolo Vaticano. Il popolo di Scurcola offrì le due corone di oro, rispettivamente per la Madonna e il Bambino. Ecco come un degno suo figlio. P. Filippo Bontempi, Domenicano, tramandava l'eco di questo eccezionale avvenimento nel primo centenario: "Continuate erano le grazie e finezze che a larga mano diffondeva la celeste Regina verso i suoi devoti non solo locali, ma anche a forestieri, che da ogni parte concorrevano a dimandarle. Il Popolo Scurcolese in ringrazimento di tanti benefizi, ed in attestazione di sua filial devozione verso la Vittoriosa sua Madre, si risolveva di far coronare con diademi d'oro la sacra Statua della sua Protettrice. E così oltre le Corone d'oro inviatele dal Reverendissimo Capitolo di S. Pietro, Naturali del luogo sì Eclesiastici che Secolari, sì poveri che ricchi tutti a larga mano profusero denari e fatiche, onde si coronasse la lor Madre Vittoriosa con la più splendida pompa e con rarissimo festeggiamento. Si eseguiva nell'ultima domenica di Settembre del 1757 nel sito così detto Aia dello Ospedale propriamente vicino alla Chiesolina del Purgatorio. 
  
Monsignore Domenico Brizi, Vescovo dei Marsi, ne celebrava solennemente l'augusta sacra Cerimonia per Commissione del Reverendissimo Capitolo Vaticano e proferiva nell'imporre il diadema alla sacra Statua: "Iddio ti corona in Cielo, ed io indegnamente ti corono in terra. Iterati furono per giorni otto nella Chiesa Collegiata della SS. Trinità i più solenni Pontificali, con luminarie sì nel Tempio che nel foro, degnissimi scelti Oratori ne recitarono le glorie, ed i primi poeti ne scrissero i versi Lo stesso Prelato Brizi aveva consacrato il Tempio e l'Altare maggiore la seconda Domenica di Ottobre del 1741. 
Un anno dopo l'Incoronazione la Badia ridivenne di nomina reggia, e lo stesso re nel 1760 la conferiva al Teologo della R. Università di Napoli Mons. Domenico Quercia, poi Cardinale, prelato del Regno, famigliare del re. Mons. Quercia lavorò molto per accrescere lo splendore del Santuario, arricchendolo di donativi sacri in argento e di pianete di inestimabile valore, tutt'ora ammirate nella Chiesa. 
  
Rivendicò anche i beni usurpati e le rendite della R. Badia, sostenendo cause con il gran Contestabile Alfonso Colonna, contro Sisto Sforza Cabrera, conte di Celano, Costanza Barberini, principessa di Palestina, e persino contro la Curia Vescovile dei Marsi per rivendicare la Giurisdizione Vescovile nella sua diocesi abbaziale che comprendeva: Scurcola, sede, Villa di Scurcola, S. Donato, Gioia, Villa del Gallo, Castellafiume, Cappelle, S. Benedetto, Corcumello, Poggio Filippo, Cese, Venere e S. Anatolia, come risulta dall'Istanza Fiscale del 10 Febbraio 1771 (Cfr. De Giorgio, pag. 14). 
Il Papa Leone XII nel 1827, dietro istanza (lei Vescovo dei Marsi Mons. Giuseppe Segna, approvò l'Ufficio e la Messa propria da recitarsi il giorno della festa, elevando questa al rito di doppio maggiore per la Diocesi, e di seconda classe per il Capitolo e Clero di Scurcola. Nel secolo passato, trascurata la nomina degli Abbati Commendatarii, le poche rendite rimaste furono inìcamerate e in parte passarono alla Chiesa Collegiata e Parrocchiale della SS. Trinità. 
 
Nel 1891 Umberto I la rivendicava a R. Patronato e prese nome di Palatina. Trascorsero quasi cento anni, dirò col De Giorgio, e la Chiesa di S. Maria della Vittoria scorgevasi malridotta, obliata, quando l'entusiasmo dei cittadini di Scurcola, riscossi da un lodevole zelo, memori delle avite grandezze marsicane. consacrate nelle pagine immortali della storia e sopra ogni altra cosa ricordevoli delle beneficenze senza numero compartite loro dalla gran Regina della Vittoria, s'adoperarono con tutte le loro forze a restaurare ed ampliare il Tempio. E non paghi di aver concorso con i loro oboli spontanei all'abbellimento e alla sontuosità di esso, massime nell'ammirabile prospetto, fecero anche appello) alla munificienza di Ferdinando II re di Napoli, il quale degnamente concorse nel 1854 con l'elargizione di settecento piastre napoletane. Nel 1857, seguita il De Giorgio, celebrandosi con grande solennità la festa centenaria dell'Incoronazione della Vergine della Vittoria, i devoti di Scurcola le posero nella destra mano un aureo scettro in segno di comando e nel decennio di detta festa fecero costruire in Napoli un decoroso trono dorato, che insieme alla statua fu racchiuso nella spaziosa nicchia dell'altare maggiore edificato poco prima.
  
I principi Giulio ed Annamaria Torlonia abbellirono la Chiesa del pavimento di marmo. Ed oggi possiamo esser lieti di possedere lieti di possedere un tempio degno della nostra augusta e divina Madre, il quale, se non per vastità, almeno per decorazione e sontuosità gareggia coi più bei templi della provincia. E ci gode l'animo, termina il De Giorgio, e direi con vera attualità, nel vedere che le decorazioni della suddetta Chiesa vanno sempre più accrescendosi per opera dei devoti della Vergine della Vittoria che da ogni parte vi accorrono con pregevoli doni, e specialmente degli Scurcolesi residenti in Roma, che ogni anno, con sincera fede ed entusiasmo singolare danno prova della loro gratitudine verso la gran Madre Divina.
L'iscrizione posta sull'alto del grandioso organo, costruito nel 1900, ricorda che questo fu dono dei devoti figli di Scurcola residenti nelle lontane Americhe. L'illustre prelato romano Mons. Valeriano Sebastiani, tanto benemerito delle Chiese di Scurcola, ne incrementò il culto a Roma, dove fece erigere un altare di marmo a S. Eusebio all'Esquilino. 
  
E quivi si raccolsero in Opera Pia i numerosissimi Scurcolani residenti a Roma, che ogni anno la festeggiano la seconda domenica di Settembre. E nella ultima domenica dello stesso mese, in occasione della tradizionale festa, tornano in pio pellegrinaggio a questo Santuario, recando ricchi doni. Detta lodevole consuetudine, interrotta per vari anni, fu ripresa per lo zelo di alcuni devoti e per la pietà di tutti gli Scurcolani nel 1939. Allora e nei due anni successivi, nell'ultima domenica di maggio si ebbero indescrivibili manifestazioni di fede. Si notarono fino a cinquecento pellegrini dell'Urbe cui si aggiunse un'immensa folla dai paesi vicini. Nel 1907 con particolare entusiasmo e solennità, la cui eco ancora vive presso il popolo, fu festeggiato il 150 dell'Incoronazione, e tenne il pergamo l'allora principe dell'oratoria sacra P. Semeria. 
  
Così nel Settembre del 1946 fu ripetuto un eccezionale trionfo alla celeste Patrona la Madonna della Vittoria dal suo popolo di Scurcola per la particolare materna assistenza durante l'ultimo conflitto mondiale, che con spietata ferocia distruttrice dilagò in questa zona. E quest'anno - 1957 - Scurcola, assieme ai suoi figli migliori sparsi ovunque, ma particolarmente a Roma, si appresta a celebrare degnamente il secondo centenario della gloriosa Incoronazione. Tutto lascia sperare che gli eccezionali festeggiamenti saranno degni delle gloriose tradizioni e più ancora varranno a ridestare sempre più la vera devozione e l'attaccamento filiale.
 
Tratti dal libro S.M. della Vittoria nel II° Centenario dell'incoronazione, 1957
 
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