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La scultura
Testi a cura di Maria Isabella Pesce
Il secolare utilizzo dei ruderi dell'abbazia della Vittoria come cava c materiale ha prodotto una quasi totale dispersione della scultura architettonica che lascia ben pochi elementi sui quali fondare le ipotesi di ricostruzione della originaria Bauplastik. Pochi, infatti, sono i resti scultorei sicuramente riferibili all'abbazia: le basi del portale messe in luce nell'ultima campagna di scavi, qualche frammento rinvenuto tra i ruderi, due blocchi scolpiti con capitelli a fascio fotografa nel 1900 e i frammenti architettonici descritti nell'elenco del materiale esistente tra le rovine al momento della consegna in custodia.
Particolarmente importante è stata la scoperta, nell'ultima campagna di scavi, dell'ampio portale riportato in luce nell'ala orientale del monastero la sua decorazione limitata, verso l'interno, ad una semplice scanalatura che smussa i due angoli, presenta nel prospetto esterno una coppia di colonnine poste su una base composta da uno zoccolo esagonale, un plinto nervato da un toro leggermente appiattito e debordante. 
 
Questo tipo di base con toro sporgente compare ovunque nell'Ile-de-France a partire dagli anni 1235-45 e si può osservare, ad esempio, nell'abbazia cistercense Maubuisson e nella Sainte Chapelle di Parigi. Inoltre, le nette nervature si dividono in settori il plinto conferendogli la stessa scansione poligonale dello zoccolo, suggeriscono una esaltazione lineare dei vettori di for2 osservata da Righetti Tosti-Croce anche nelle mensole della chiesa angioina di 5. Nicola a Capo di Bove a Roma e nelle abbazie cistercensi francesi Maubuisson e Royaumont. L'attenta esecuzione e le proporzioni di questi pur semplici elementi dimostrano la padronanza di una tecnica raffinata che ritroviamo anche in un tratto di cornice e in un grande blocco scolpito con un toro tra due gole rinvenuti nell'ultima campagna di scavo ma che emerge clamorosamente soprattutto negli splendidi pezzi, purtroppo oggi scomparsi, fotografati tra i ruderi ad inizio secolo e pubblicati da Fiocca, Bertaux e Gavini. 
 
Si tratta di due grandi blocchi con capitelli decorati da una fascia a due ordini di foglie. Nel primo, le foglie aderiscono al calato dei capitelli avvolgendoli con stile morbido e plastico per poi distaccarsi verso l'alto e protendersi a modellare la parte superiore. L'altro, sempre a due ordini di foglie con crochet agli angoli, è modellato in modo leggermente più schematico ma sempre di altissima qualità. Lo stile di queste sculture è lontano dalla semplificazione e astrazione del dato vegetale che caratterizzava la Bauplastikde gli edifici cistercense i più antichi, e presenta, invece, accenti naturalistici di alto livello che saranno stati certamente evidenti anche nel frammento di rosone a foglie di quercia, nell'altro con foglie e ghiande e nei due frammenti di chiave di volta a foglie consegnati in custodia insieme ai ruderi nel 1902 e poi scomparsi.
  
Tale constatazione induce qualche perplessità nell'accogliere la tradizione secondo la quale i portali riutilizzati a Scurcola nelle chiese cinquecentesche di S. Antonio e nella nuova S. Maria del la Vittoria provengano dall'abbazia angioina. Essi hanno identico schema: una coppia di esili colonnine, una per lato, a fusto liscio e poggianti su una base poligonale sorreggono un arco a sesto acuto disegnato dalle modanature a toro molto sporgente che proseguono il motivo delle colonne. Le lunette sono ad arco  e hanno al centro la 'croixfleurdelisèe' posta su una base costituita da tre torri. 
Il motivo della croce posta al centro della lunetta si trova tra le abbazie cistercensi dell'Italia centrale nella porta dei conversi a Fossanova e a S. Martino al Cimino così come il tipo di Bauplastike di schema individuati nei portali scurcolani hanno dei confronti nei portali centrali delle chiese abbaziali di Fossanova e Casamari essendo comunque diffusi sia in ambito cistercense, sia nell'ile-de-France. Confronti con questo tipo di schema e di modanature sono ravvisabili anche in altri edifici angioini quali il portale di 5. Eligio a Napoli e della cattedrale di Lucera. 
  
Il fatto poi che la croce sia posta nei portali scurcolani su una base costituita da tre torri può ricollegarsi allo stemma dell'abbazia nel quale figurano una mitra con tre ponti, simbolo del castello di Ponti sull'Imele donato dal sovrano angioino al monastero. Se dunque la provenienza dei porta li delle chiese scurcolane dall'abbazia di S. Maria della Vittoria sembra confermata da un lato dalla data di collocazione, dal richiamo allo stemma dell'abbazia, dallo stile contrastante con quello cinquecentesco degli edifici e dalla tipologia direttamente collegata ad esempi cistercensi e angioini ma soprattutto al portale scoperto nell'ala orientale del monastero, dall'altro quest'affermazione viene palesemente contraddetta dal confronto tra i capitelli e le basi di questi portali con i resti scultorei sicuramente pertinenti all'abbazia. Il rozzo e approssimativo tentativo di imitare i crochei nei capitelli imbutiformi, dove le foglie sono rese da sottili incisioni prive di plasticità e naturalezza e la realizzazione delle basi, malriuscita imitazione di quel le del portale dell'ala dei monaci, sono infatti lontani e all'opposto dall'esecuzione attenta, dal rispetto delle proporzioni e del dato naturale osservati nella plastica dell'abbazia. 
  
Il dato fornito dalla tradizione può dunque essere accettato attribuendo però capitelli e basi dei portali ad un intervento avvenuto durante la posa in opera, nel '500, oppure ad un restauro dovuto ai frequenti terremoti che hanno colpito la zona. La stessa tipologia ritorna anche nei tre portali della facciata della chiesa di S. Lucia a Magliano dei Marsi. Lo schema è identico a quello degli esempi scurcolani, soprattutto nei due laterali, uguali tra loro eccetto che nelle lunette: nel portale di destra l'arco trilobo è più ampio e non c e decorazione all'interno, in quello sinistro il disegno dell'arco è più serrato e al centro campeggiano una croce e l'Agnus Dei. La porta centrale è dello stesso tipo, ma presenta una decorazione più ricca: tre colonnette scolpite per lato nello strombo, e all'esterno un 'altra colonna per lato su cui cade una cornice a sesto acuto scolpita. Notevole è soprattutto la qualità dei capitelli di Magliano dei Marsi: dalla base del calato partono nette nervature che terminano in morbide foglie a crochet; nel portale destro, la decorazione dei capitelli richiama il tipo a 'palmetta' osservato a S. Galgano, Lagopesole, Castel del Monte e nel Duomo di Siena e le due mensole che sorreggono la lunetta sono caratterizzate da una protome animale e una umana. Particolarmente interessante è infine il caso, fino ad oggi inedito, della piccola chiesa di S. Egidio a Scurcola Marsicana. 
  
Di essa non si hanno notizie relative alla fondazione, né alla pianta originale poiché pare che la chiesa sia stata ricostruita, in dimensioni ridotte, dopo il 1915. Degne di attenzione sono però le sculture inserite nella facciata: il portale è costituito da due colonne tortili che hanno per base un capitello rovesciato con una semplice ornamentazione articolata su tre ordini: anche se in forma un po' rozza, questi due capitelli, che hanno foglie stilizzate agli angoli, presentano la caratteristica semplicità e schematizzazione del dato naturale tipica della Bauplastik cistercense. I capitelli su cui poggia l'arco sono fasciati, invece, da una decorazione a due ordini di foglie: nel capitello sinistro esse sono carnose e vicine al tipo detto 'a foglie protese verso l'alto', in quello destro richiamano invece il tipo detto 'a farfalla . Nello strombo, a sorreggere la lunetta - oggi in cemento - contornata da una cornice a sesto leggermente acuto, sono due mensole scolpite con motivi floreali e foglie nelle quali si nota una discreta ricerca naturalistica. Al di sopra del portale è un oculo quadri lobato - il cui quarto superiore sinistro è di restauro - frequentemente presente nell'architettura cistercense. 
  
La tipologia di queste sculture, direttamente ricollegabile all'ambito cistercense, lascia spazio all'ipotesi di ricondurle, in origine, all'abbazia della Vittoria. L'individuazione di alcune caratteristiche della plastica dell'abbazia della Vittoria consente di istituire una relazione con i capitelli superstiti della chiesa dell'abbazia gemella di Realvalle, frutto di una lavorazione molto raffinata e di una visione rigorosamente strutturale ma la dispersione del materiale scultoreo di entrambe impedisce, anche in questo caso, di istituire un raffronto basato su dati sicuri.
 
 

 
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