Home Page del Comune Clicca per approfondimenti

Clicca per visualizzare la guida alla navigazione
 
 

TERRITORIO

 

in evidenza

 

Risorse

 

 
Sei in: - CHIESE E MONUMENTI - Sant'Antonio

Sant'Antonio
Testi a cura del prof. Aulo Colucci  maggiori info autore
L'Abruzzo, già nel Duecento, aveva conosciuto una intensa presenza del francescanesimo, mentre a metà del Quattrocento, si registrò un ulteriore sviluppo della sua presenza, soprattutto nell'aquilano. (R. Colapietra). 
E' da ritenere che durante questo periodo storico sia stata realizzata a un chilometro a ovest di Scurcola, a lato della Via Tiburtina-Valeria, una Chiesa dedicata al grande taumaturgo francescano S. Antonio da Padova. 
 
E' comunque certo che detta Chiesa esiste prima del 1506. Ce ne dà notizia lo storico Bordoni nella sua Cronologia dell'Ordine Francescano, affermando che in quell'anno l'Abate Ascanio e la Comunità di Scurcola concedono la Chiesa ai Minori Francescani per realizzare un Convento. (A. Corsignani). A ricevere la donazione è il religioso Guglielmo Marparlante, con l'assenso della Famiglia Colonna (Signori della Marsica dal 1499), assenso confermato nel 1520 dal Principe Ascanio Colonna, la cui politica è particolarmente favorevole all'espansione dell'Ordine francescano. 
  
L'atto di consegna della Chiesa e dell'area circostante avviene alla presenza del Vescovo dei Marsi, Mons. Giacomo Maccafani. Ha così inizio la realizzazione del Convento dei Francescani e la ristrutturazione della Chiesa, nella cui facciata viene apposta la seguente scritta:
  

HOC OPUS FIERI FECERUNT FRATRES TERTII 
ORDINIS S. FRANCISCI
DE POENETENTIA PROVINCIAE
ROMANAE CUM FAVORE ET AUSILIO
COMMUNITATIS SCURCULAE ET ALIORUM
BENEFACTORUM MDXVIII


Sempre sulla facciata viene collocato un grande portale del secolo XIII°, capolavoro d'arte gotico-cistercense, proveniente dalla diruta Abbazia Cistercense di S.M. della Vittoria. Esso presenta una lunetta trilobata con crocifisso esposto al centro. Lo spostamento del portale è un simbolo evidente della fine, gradita ai Colonna, della Chiesa cistercense di S. Maria della Vittoria e del riconoscimento alla Chiesa francescana di S. Antonio (nominato patrono di Scurcola) del ruolo di Chiesa più importante del paese. Essa è arricchita da un secondo capolavoro, questa volta di arte francescana, costituito dalla grande porta lignea incastonata nel portale appena ricordato. Essa, probabilmente del 1518 come la facciata, è strutturata in tre riquadri per ciascuna anta e con doppie cornici. 
 
Nel primo riquadro dell'imposta di destra è riprodotto, inscritto in una cornice circolare, il simbolo dei francescani; il riquadro centrale presenta due grifi ai lati di un'anfora, e quello di sotto è decorato con un fiore inserito in una cornice a fasce. L'imposta di sinistra è decorata in alto con l'immagine di S. Antonio, inscritto in tondo, nel centro è il monogramma di Cristo, mentre l'ultimo riquadro è decorato con un fiore. (E. Mattiocco). 
  
I critici d'arte sostengono che queste imposte hanno una impronta stilisticamente rinascimentale. Esse presentano una forte affinità con quelle della Chiesa di S. Giovanni Battista ed Evangelista di Celano, città di grandissima tradizione francescana. L'interno è abbastanza sontuoso, con evidenti rifazioni barocche, ad una nave e con cappelle laterali. L'altare maggiore è modellato secondo un concetto di dinamica borrominiana. Sul piedistallo delle due colonne maggiori è riprodotto lo stemma della famiglia Colonna. Sulla volta della navata, costruita a botte in pietrame (fatto piuttosto insolito), è raffigurata l'effige del Taumaturgo, così come è sovrapposta sull'altare.   
  
Notevoli e di valore i confessionali con stemmi francescani (T. Spinelli). Dice il Corsignani: "La medesima Chiesa finalmente fu restaurata con ottima simmetria alla moda (stile barocco), avendo con giudizio gli artefici lasciata intatta l'antica porta colla riferita iscrizione. La fabbrica che importò gran spesa fatta pur con le rendite del Convento, fu principiata nell'A. 1729, e ne 1730 non era totalmente compiuta. Si divide in una sola nave con cinque cappelle, con famosi ornamenti di buon disegno al gusto moderno". 
  
Il pavimento, in pietra locale, è ancora quello di origine. E' il caso di aggiungere che la ristrutturazione della Chiesa comporta, tra l'altro, sia la rimozione dell'ampio coro in legno di noce (successivamente venduto dal Comune di Scurcola nel 1930, per £ 8.000) sia lo spostamento, in una nicchia sopraelevata, della lapide e relativo ritratto ad olio di un antico e illustre personaggio di Scurcola, il grande Avvocato Giov: Cesare Bontempi, tanto amico del Principe Marco Antonio Colonna. La suddetta lapide, citata dal Corsignani e ancora visibile al suo posto e riporta anche la data di morte: 31 ottobre 1584. E' facile dedurre che nella Chiesa di S. Antonio, ormai diventata la più importante di Scurcola, sono sepolti sia i meno abbienti ( nei vani sotto il pavimento con botole sovrapposte ancora ben visibili), sia i signori del tempo. 
   
Il Chiostro del Convento riprende i motivi dei due lati coperti, con ampie arcate e corridoi laterali. Gli archi sono in pietra come pure il muro esterno che delimitava il chiostro giardino. Al centro è un pozzo molto profondo scavato nella roccia. Nella sagrestia si trova un pregevole armadio in noce, di recente restaurato. Vari storici affermano che il Convento ha goduto, nei circa tre secoli di vita, di una situazione economica molto florida. A riprova di ciò basta ricordare che le spese di ristrutturazione della Chiesa (inizio 1729) furono a carico del Convento stesso (Corsignani, Di Pietro, ecc.). La data del 1737, scolpita sul portale est del Convento francescano, potrebbe essere quella della fine dei lavori di restauro. 
 
Questa situazione di evidente benessere (dovuta soprattutto a donazioni), e la ubicazione proprio a fianco della Via Valeria, sono già alla fine del 1500, motivi di soprusi a danno del Convento, specie da parte delle autorità (spesso autrici di misfatti) e di briganti d'ogni genere, spesso benvisti dalla povera gente, quasi sempre ai limiti della miseria. 
  
Un caso ben documentato (D'Amore) risale al 1667, quando alcuni sgherri provenienti da Pescina e appartenenti alla banda Simboli (Capitano delle guardie, ma anche famigerato capobanda), tentano di rapire le vacche di proprietà del Convento "ammandrate" vicino a Corcumello.  Ma detti sgherri dobbono desistere per l'intervento del Governatore della Scurcola che intervenuto, minaccia "di far suonare le campane ad armi". Tuttavia pochi giorni dopo gli stessi sgherri riescono a prendere le vacche, guardiano compreso. A nulla valgono i vari interventi del Priore del Convento Giovanni Porcari di Avezzano e frate Benito di Scurcola, per riavere indietro il guardiano e le vacche, per cui non resta loro che far scomunicare i responsabili. Tra i testimoni a favore del Convento figura l'oste Coja di Cappelle. 
   
La facilità di accesso al Convento, è la causa principale che porta, nel tempo, a varie utilizzazioni dei locali esistenti. Secondo il Corsignani, nel 1738, nell'ambito del Convento era allocato un "Spedale per comodo dei viandanti". Lo storico Guido Jetti ci precisa che i decreti reali del 1807 e 1808 soppressero in Abruzzo 1300 case di frati, compresa quella dei frati minori francescani di Scurcola (Convento di S. Antonio), i cui beni passarono a Luigi Bonjur di Aquila. Il Di Pietro ci fa conoscere che, intorno al 1810, il Convento passò ai Domenicani di Magliano, che vi tenevano un Sacerdote e un laico a servizio di quella Chiesa elegante; e che, nel 1869, il Convento fu ridotto a Caserma dei militari.  Alla fine del 1892 era in possesso dell'Istituto francescano Figlie dell'Immacolata, che l'aveno affittato dal Comune per 29 anni. Il grande terremoto del 1915 causò seri danni alle strutture della Chiesa e del Convento. Nel 1919 il Convento fu adibito a Campo di concentramento; in esso furono rinchiuse varie centinaia di prigionieri austriaci, distaccati da Avezzano, per effettuare i lavori di scavo del Canale di Scurcola. 
   
Nel 1921 il Comune accordò un secondo affitto (sempre di 29 anni) allo stesso Istituto, ora chiamato Figlie della Divina Madre, che lo utilizzò come orfanotrofio femminile. Nel 1930 il Comune vendette l'antico Coro in noce, rimosso in occasione della trasformazione della Chiesa secondo lo stile barocco, per £. 8000 da destinare al restauro della Chiesa stessa . Infine nel 1935, l'Istituto francescano delle Figlie della Divina Madre acquistò il Convento, per sede dell'Orfanotrofio femminile. Restavano così di proprietà comunale: la Chiesa, il Campanile,e lo spazio prospiciente la Chiesa (lato est). 
Nel 1983 le Suore francescane Alcanterine donano il loro Convento di Scurcola a Don Pierino Gelmini, per adibirlo a sede di una Comunità Incontro per il recupero dei tossicodipendenti.   
   
All'inaugurazione (23/7/1983) la popolazione e la Giunta Comunale si dimostrarono molto ostili temendo gravi pericoli per i giovani locali. Ma già la notte di Natale dello stesso anno, al cospetto delle mille fiaccole accese dai ragazzi e dai genitori di tutta la Comunità, i tanti scurcolani che assistevano fuori la Chiesa allo spettacolo, decisero di entrare anch'essi, accettando con questo gesto la presenza della Comunità. Essa, negli anni successivi, non diede adito al alcuno spiacevole inconveniente, anzi avviò una serie di importanti interventi di restauro dell'antico Convento.

 
Sei in: - CHIESE E MONUMENTI - Sant'Antonio

Territorio

 
 


Team sviluppatori
| Grafica e Redazione | Copyright