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Impressioni di uno scrittore e pittore inglese
Testo a cura dell'Avv. Ennio Colucci
Edward Lear, scrittore e pittore inglese del secolo scorso, pubblicò nel 1846 a Londra un suo libro di viaggi: Illustrated Excursions in Italy, tradotto ora magnificamente in italiano da Barbara Di Benedetto Avallone e pubblicato a Sulmona nell'anno 1974. Lo scrittore per raccogliere il materiale fece nel 1843 e nel 1844 tre viaggi in Abruzzo. " Il benvenuto che Lear ricevette ", scrive nella introduzione Morris Dodderidge, " fu invariabilmente amichevole e gentile. Spesso egli trovò una cordialità e un calore profondo. Chiunque legga questo libro non può non essere d'accordo con lui nel giudicare gli abruzzesi uno dei popoli più ospitali del mondo ". 
  
Ecco quanto egli narra, fra l'altro, nell'accostarsi alla nostra terra: " Proseguimmo oltre con fatica verso il lungo e Detroso passo, e tutte le nostre speranze si appuntarono su Rocca di Cerri, un villaggio in cima al valico(13); ma, allorché lo raggiungemmo, dovemmo confessare di essere stati ben ripagati dei nostri sforzi alla vista della bellissima Marsica. Alla nostra sinistra i bianchi picchi del Velino, alto più di settemila piedi apparivano oscurati da minacciosi cumuli di nubi, mentre un selvaggio intrico di montagne chiudeva tra la foschia quel lato della scena. 
  
Molto più giù, nella splendente luce del sole, si stendeva la lunga striscia blu del Lago del Fucino con la sua bella pianura, punteggiata di boschi e di villaggi scintillanti. Oltre il Lago si innalzava la montagna di Celano, dalla strana forma, con una fila di numerose, vaghe colline azzurre, mentre le rocce, quasi cupi antemurali, e lo straordinario passo di Tagliacozzo erano ai nostri piedi. Dopo aver ammirato tutto ciò, scendemmo per un sentiero tortuoso e ripido, e presto fummo all'altezza del castello di Tagliacozzo, che domina l'ingresso alla pianura sottostante... ".  " ... La via, quasi fino a Scurcola, è monotona, ma ai piedi di questo paese le vedute diventano quanto mai suggestive e ad ogni momento ci davano un piacere crescente, man mano che passavamo attraverso scenari da tanto tempo conosciuti soltanto dai libri e che tanto spesso avevamo desiderato vedere. 
 
Il pomeriggio si fece più fresco mentre i nostri cavalli rinfrancati galoppavano gaiamente sulle zolle erbose, che orlavano la via per Avezzano. Ogni passo si posava su terra famosa e interessante per antiche memorie o per storie più recenti, e ogni cambiamento di prospettiva creava un nuovo fascino: il profilo del Monte Velino declinante verso la pianura, e Magliano, Cappelle, e altri ridenti paesi, sini in un'ampia distesa di grano dorato. Sulle due colline gemelle c'era l'antichissima Alba, c'era la prigione di Siface, di Perseo e di altri re prigionieri ai tempi della conquista, romana; qui, ecco le montagne oltre il Liri, l'alta Serra di S. Antonio e le nere foreste degli Equi; lì i Campi Palentini e le pianure dorate dove Corradino e Carlo d'Angiò gettarono il dado decisivo per la corona di Napoli; più in là un piccolo mucchio di grige rovine è tutto ciò che resta dello splendido monastero cistercense fondato dal vincitore.
  
Sul punto piú alto della città di Scurcola si trova la guglia della chiesa, che contiene ancora l'immagine della Madonna, trovata sotto le rovine del convento. Un'ineffabile quiete, una sensazione di distacco dagli affanni del mondo pervade questa isolata regione ". Lear fu ospite a Tagliacozzo della famiglia Mastroddi dal 17 al 21 agosto 1843 e assistette alla festa del centenario della Madonna dell'Oriente; poi a Magliano fu per tre giorni presso D. Titta Masciarelli; fece una gita a Scurcola, che così racconta: " ... un altro pomeriggio feci una passeggiata sopra campi di gran turco fino a Scurcola, un paese con 1.500 abitanti, alla cui sommità si elevano le rovine del castello dei Colonna e la Chiesa di S. Maria della Vittoria, che prese il posto del Monastero dei Cisterciensi fondato da Carlo I d'Angiò dopo la sua vittoria del 1268. 
  
Anche da qui si ha una veduta completa della livellata distesa di campi coltivati, dove si combatté la battaglia. In cima al paese c'è la casa dei Buontempi, una delle più antiche famiglie di queste regioni, alcuni membri della quale avevo incontrato alla festa di Tagliacozzo: essi mi dettero il benvenuto con sincero calore abruzzese e mostrarono vivo desiderio perché rimanessi; ma io avevo promesso di tornare a Magliano, e così feci, dopo aver disegnato e accompagnato per metà strada da D. Cosimo Buontempi. Solo poche mura diroccate rimanevano del Monastero di S. Maria della Vittoria. 
  
Le frequenti inondazioni del lago, i terremoti, ecc., fecero sì che i monaci lo abbandonassero nel medio evo, e tutta la fastosità con la quale era stato abbellito da Carlo I, predatore delle rovine di Alba, fu condannato ad un rapido oblìo. La sua celebre immagine della Madonna, eseguita in Francia per ordine del re vittorioso e racchiusa in una cassa di legno, è conservata ancora nella Chiesa di S. Maria di Scurcola, dove mi fu mostrata. Mi dissero che grazie ai fleurs-de-lis, che la ricoprono, non fu saccheggiata dai soldati francesi alla fine del secolo scorso... ". 
 
Testi tratti dal libro "Guida storico-turistica"
 
 
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