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Teatro delle lotte risorgimentali
Testi a cura del prof. Aulo Colucci  maggiori info autore
Nei giorni 22 e 23 gennaio del 1861, Scurcola diviene teatro di gravi fatti di sangue tre truppe borboniche comandate dal Generale Luverà, impegnate a saccheggiare il Paese, e le truppe nazionali (piemontesi), che trovatesi inferiori di numero, sono costrette a ritirarsi in attesa di rinforzi. Arrivano in loro aiuto anche due squadroni di cavalleria. Dopo duri scontri combattuti casa per casa, i nazionali hanno il sopravvento. Viene ordinato ai cittadini, pena la fucilazione, di avvertire l'autorità militare della presenza nelle loro case di persone estranee alla famiglia, e si passa l'intera notte fino a mezzogiorno, in perlustrazioni e perquisizioni. Parte dei borbonici scovati sono passati, sul posto, per le armi. Altri, ben 336, sono fatti prigionieri. Di essi, 89 sono fucilati presso la Chiesetta delle Anime Sante, prima dell'arrivo dell'ordine di sospendere le esecuzioni. 
  
Riuscito vano il tentativo di cremare i cadaveri, per il gran numero, si procede a seppellire le salme in località Piedimonte, presso S. Quirico. Con la rotta dei borbonici a Scurcola, finirono le insurrezioni pericolose e i fatti d'armi importanti nella Marsica, come pure nelle altre provincie meridionali (G. Pagani). Nel 1877 avviene il prosciugamento del Lago Fucino. Per Scurcola si tratta di un evento dannoso e permanente, perché crea un cambiamento climatico più freddo, con sbalzi maggiori di temperatura. Su tutto, viene reso un grave danno all'agricoltura. Infatti, le produzioni agricole (es. vigneti) risultano danneggiate. Addirittura finiscono per sparire, via via, molte specie di piante, come: ulivo, pesco, fico, mandorlo, e varie coltivazioni pregiate, come: anice, finocchio, canapa, ecc. Maggiori danni riguardano la produzione del vino, sin dall'antichità importante per l'economia locale. Infatti, oltre al maggiore freddo che ostacola la maturazione delle uve, arriva prima la crittograma (1883) che fa ammalare le vigne, e poi la peronospora, che le fa addirittura disseccare. 
  
Nel 1886 Scurcola ha le seguenti Chiese: la Collegiata della S.S. Trinità con attiguo Oratorio (Concezione), Chiesa della Vittoria, Chiesa rurale di S. Sebastiano, Chiesa di S. Antonio, Oratorio pubblico di S. Vincenzo (Vetoli), Oratorio di S. Stefano (Bontempi), Oratorio di S. Giuseppe (Ottaviani).
Nel 1888 arrivano a Scurcola la ferrovia e l'illuminazione pubblica. Nel 1894 un ladro asporta parte delle pregevoli tele dipinte che decoravano l'interno della cassa-tabernacolo di S. Maria della Vittoria. Negli anni intorno al 1900, sono realizzati importanti restauri nella Chiesa della S.S. Trinità. Negli affreschi della volta, sono riprodotti i volti di molti scurcolani del tempo  (E. Falcone).  Intanto, in tutto l'Abruzzo, le condizioni di vita diventano sempre più difficili. Molti giovani scelgono la via dell'emigrazione. Da Scurcola emigrano soprattutto nelle due Americhe e verso Roma. Questo fenomeno, a più riprese, dura fino al 1960. 
  
A peggiorare le cose arrivano due grandi terremoti. Il primo, piuttosto grave, avviene nel 1904, con epicentro tra Scurcola e Tagliacozzo. Crollano varie abitazioni e soprattutto le case-torri. Interviene in soccorso anche l'esercito. Il secondo, di violenza estrema, avviene il 13 gennaio del 1915, e colpisce l'intera Marsica, facendo a Scurcola, ma soprattutto a Cappelle e Avezzano, numerosissimi morti e gravissimi danni agli abitati. Infatti moltissime case sono abbattute ed altre lesionate. Anche a causa dell'inverno tardano i soccorsi. Vengono fatte raccolte di aiuti in tutte le città d'Italia e anche grazie ad esse, compaiono tante baracche (ora quasi sparite). Solo dopo vari anni vengono ricostruiti i fabbricati, compresi alcuni pregevoli palazzi (es.Vetoli e Gasperini) e varie ville stile liberty, sia a Scurcola che a Cappelle, prossime tutte alla Tiburtina-Valeria. Scurcola conserva alcune significative testimonianze delle costruzioni asismiche post terremoto. 
Esse sono: 
1) in zona S. Antonio, lo CHALET, che fu utilizzato come ospedale; 
2) in Via della Stazione, la stazione di Avezzano e prima di Messina, (dono del popolo canadese) con pregevoli dipinti stile liberty; 
3) in Via della Vittoria, l'ultima baracca superstite, al centro della "chiusa Di Giorgio". 
Tra qualche anno, senza cure, spariranno sia la stazione che la baracca.
  
Intanto Scurcola, nel 1911, auspice l'allora Sindaco, notaio Vittorio Bontempi, ottiene di aggiungere al suo nome l'aggettivo "Marsicana". Ma anche le guerre segnano pesantemente la storia di Scurcola e Cappelle. Nel maggio del 1915, è dichiarata la prima guerra mondiale, che provoca la partenza per il fronte di tutti i giovani, nonostante gli effetti del disastroso terremoto di quattro mesi prima. Tra Scurcola e Cappelle si registrano decine di caduti, di mutilati, di prigionieri. Nel 1918 prigionieri austriaci, distaccati dal campo di concentramento di Avezzano, sono adibiti a scavare i canali di bonifica di Scurcola e Cappelle. Essi sono rinchiusi nel Convento di S. Antonio. Tra il 1918 e il 1920 arriva una terribile influenza, detta spagnola, che miete decine di vittime. L'undici gennaio del 1922, un incendio distrugge il Comune di Scurcola. Nel rogo finiscono bruciati, tra l'altro, tutti i documenti storici di Scurcola e gli atti anagrafici. E' un immenso danno per la vita e la cultura locale. Nel 1922 nasce il Fascismo. 
  
Scurcola vive questo periodo senza eccessi particolari. Anni dopo vede arrivare prima i confinati politici, e, a seguito delle leggi razziali, i confinati ebrei. A tutti il Paese offre accoglienza e solidarietà. Nel 1923 viene posta la grande croce in ferro sul Monte S. Nicola e, nel 1925, è inaugurato il monumento ai caduti. Nel 1939 scoppia la seconda seconda guerra mondiale.
Negli anni 1943-44, anche Scurcola e Cappelle sono occupate dai tedeschi. Dai vari fronti di guerra, arrivano notizie di decine di morti (e feriti), come riportato nelle lapidi dei monumenti ai caduti. I Paesi si riempiono di oriundi rifugiati. Nonostante i gravi rischi vengono ospitati numerosi prigionieri anglo-americani, fuggiti dal campo di Avezzano. La seconda guerra mondiale, con le sue tragiche vicende rappresenta un momento di radicale trasformazione nella vita colturale e produttiva regionale e locale.
  
Molte infrastrutture (es. rete viaria e ferroviaria) sono da ricostruire da capo. Il clima della ricostruzione, con la ripresa del dibattito politico democratico, portò a un superamento dell'immagine di un Abruzzo appartato e primitivo, per inserirlo più fortemente nel circuito culturale e produttivo nazionale. Basta ricordare le istituzioni universitarie avviate nella seconda metà degli anni '50. (U.Russo).
 
 
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