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Carlo I° D'Angiò e l'Abbazia di S.M. della Vittoria
Testo a cura di Pietro Egidi

Un'ignota causa, (forse la morte di uno dei due cistercensi venuti di Francia '?) ritardò di un mese l'esecuzione degli ordini regi ; ma prima che finisse il marzo erano gettate le fondamenta. Il monaco Pietro dell'Oratorio e il giudice Angelo da Foggia amministravano l'impresa come " expensores"; maestro Pietro de Chaule ne era il direttore tecnico. Sarà da riconoscere in lui anche l'ideatore dell'edificio, l'architetto inventore? Sebbene abbastanza numerose siano le notizie che intorno a lui troviamo nei registri angioini , pure la sua personalità non ne salta fuori troppo distintamente individuata, ma resta anzi sempre come avvolta in fitta nube. Cominciano le incertezze sul nome suo. 
Nei registri apparisce in più forme : Chaule, Chaules , Challe, " Chale, Chaulis, Iaule, Zaule". 
 
Se ciò non può recar meraviglia a chi abbia qualche dimestichezza coi registri angioini, e ricordì che questa è la sorte comune a tutti i nomi ivi registrati, lascia però nell'imbarazzo. La forma predominante e spesso scritta in tutte lettere è la prima: quella che adotteremo; ma, dato sia esatta, sarà ad indicare il nome famigliare o il nome della patria? Ci par più probabile quest'ultima. Però un luogo " Chaule non esiste, né ha esistito, che io sappia. nella Francia. 
  
Due soli nomi potrebbero aver dato origine a quella scrittura Chaulgnes e Chaulnes. Siamo di parere che essa debba risalire appunto a quest'ultimo ed ecco perchè. Pietro è costantemente indicato dai documenti come "clericus familiaris noster, clericus et famniliaris noster", d'abitudine senza precisare il suo grado nella gerarchia ecclesiastica; sennonché una volta all'appellativo generico va aggiunto "canonicus Peronensis .. canonico di Peronne. Or appunto nell'arrondìssement di Peronne, la celebre fortezza piccarda in cui Luigi XI fu tenuto in prigione dal duca di Borgogna, sta il capoluogo di cantone Chaulnes, il cui castello godé di qualche rinomanza come residenza di madama de Sévignè. Pietro sarebbe quindi un ecclesiastico piccardo, uno dei tanti venuti di Francia con Carlo e addetto alla corte reale. Una sola volta egli è detto " nobilis vir", sempre invece è chiamato " magister". Basterà questo appellativo per farlo considerare come architetto? La prima volta che ci apparisce, tra il 1268 e il 1270, ricopre l'ufficio di inquisitore intorno ai beni dei traditori del re in Terra d'Otranto; la seconda volta, nel 1272, è collettore "pretii nove monete sive focularium... in casalibus Neapolis: cariche che nulla han che fare con costruzioni. Invece dal 1274 al 1283 è sempre in mezzo alle fabbriche regie. Nel settantaquattro presiede a quelle della Vittoria di Real Valle; nel settantanove a quella di Castel Nuovo prima coi titolo di "prepositus" poi con quello di credencerius". 
  
Ma nel dargli la prepositura della Vittoria il re così determina il suo compito: " mandamus. .. Iustitiario Aprutii ut iudici Angelo de Fogia et fri Petro de Aracono, mon. cist., quos receptores et expensores pecunle... " statuimus, ad requisitionem tuam, oportunam quantitatem pecunie debeat assignare"; e più oltre " tu requiras et facias per eundem Iustitiarium necessariam eis pecuniam assignari, et, habita plena notitia et conscientia omnium et singularum expensarumn ipsarum ita quod non possit in eis nostra Curia circumscribi, facias ad constructionem ipsius operis instanter procedi". Parrebbe più un compito di controllo amministrativo che di tecnica direzione. Altrettanto si può dire dell'ufficio del credenziere: così ne parla il re, conferendolo a Pietro de Frenello nel 1281 " ad opus ipsum diligenter et continue procedi facias et ipsius complementum accelerare studeas quantum potes ; pecuniam autern totam et res alias quaslibet per... expensorem recipiendas et expendendas pro eodemn opere, praesens scias et videas ad oculumn et ad intellectum, ita quod nihl inde conscientiam tuam lateat quoquomnodo". 
  
Mutato il titolo, identico l'ufficio: un ispettore a controllo dell'opera degli spenditori; l'uomo di fiducia, " credencerius, del re e della curia. Mai, in nessuno dei documenti da noi conosciuti , Pietro è detto " prothomagister", il titolo ufficiale degli architetti, direttori di costruzioni, dato per esempio ad Enrico d'Arsum e a Gualtiero d'Assona, che poi operarono l'uno alla Vittoria l'altro a Real Valle, e, nella forma più ampia: " prothomagister omnium operum curie", attribuito a Pietro d' Angicourt . Ma, d'altra parte, dovunque Pietro de Chaule è preposto o credenziere, manca il "prothomagister", manca l'architetto: a S. Maria della Vittoria , a Castel Nuovo, a Castel Capuano; come non manca mai con gli altri preposti o con gli altri spenditor. A Real Valle con Pietro c'è l'architetto, Gualtiero d'Assona ma, nell'affidargli l'incarIco, il re avverte chiaro costui che dovrà agire secondo le istruzioni di Pietro, cui non solo è riservata la scelta del luogo ove fondare chiesa e monastero, ma peranco "modum et mensuram secundumn quos monasterium ipsum fundandum fuerit". 
  
A Castel Nuovo, a Castel Capuano. Pietro da solo determina e richiede così il denaro come gli operai necessari, e questi governa, e se queste attribuzioni vedremo conservate anche agli altri spenditori di Vittoria, troveremo accanto a loro il protomaèstro, da cui di sicuro erano suggerite le proposte; e per di più mentre il loro stipendio abitualmente era di un'oncia d'oro mensile, quello di Pietro era quattro volte maggiore. Sarà compenso per le cumulate funzioni? Non cade dubbio pertanto che egli avesse conoscenze tecniche e autorità e credito tali nella corte, da essergli affidati il controllo amministrativo e la direzione tecnica di alcune tra le più importanti costruzioni ecclesiastiche e militari dei regno di Carlo primo. Forse non fu architetto nel senso formale della parola: a quei tempi non facevano bisogno lauree o diplomi! Sapeva dirigere abilmente, e a quell'ufficio veniva destinato. E del resto per dirigere opere come quelle della Vittoria e di ReaI Valle probabilmente non faceva necessità di inventiva artistica; bastava la abilità tecnica del costruire. 
 
La struttura dei monasteri e delle chiese cistercensi era determinata con norme così precise dalla tradizione artistica e costruttiva dell'ordine, che nelle linee sostanziali si può dire uniforme e cristallizzata. Chi ne ha fatto oggetto di studio speciale, ha potuto ridurre le migliaia di Chiese edificate da quei monaci ad un ristrettissimo numero di tipi tra di loro assai poco dissimili. I nuovi edifici sorgevano sul modello dei vecchi e più famosi. Le costituzioni dell'ordine volevano che le nuove famiglie monastiche sorgessero come per gemmazione dalle vecchie; era una vera deduzione coloniale. 
  
I coloni nel nuovo asilo assai spesso si adoperavano a ripetete l'antico, quasi a continuarne la vita riproducendone i lineamenti. L'abbazia scurcolana non sfugge alla regola: la sua pianta generale, messa in luce pochi anni fa da alcuni scavi fortunati, è tracciata sul tipo comune. La chiesa, a croce latina è orientata da oriente ad occidente, col prospetto verso questa parte; occupa nell'edificio il lato settentrionale. A mezzogiorno, appoggiato al fianco della chiesa, si stende il monastero. In corrispondenza delle navi il gran chiostro, circondato ad oriente dalla sacristia, dal locutorium e dalla sala capitolare, che si stendono in corrispondenza del transetto, e a mezzogiorno dal refettorio e dalle cucine. Sull'uno e sull'altro braccio, al secondo piano, dovevano essere i dormitori. Dei magazzini, dell'abitazione dei conversi e degli altri edifici restano troppo poche tracce per decidere: ma quasi certamente (alcuni ruderi si vedono ancora) lungo il lato occidentale del chiostro correvano fabbriche che s'arrestavano nel piazzale avanti alla chiesa, facendo angolo retto col prospetto di essa : proprio come a Fossanova. Con ogni probabilità. qui si apriva l'ingresso principale. La pianta della chiesa a a prima vista, parrebbe darci torto. Comparandola col tipo di chiesa cistercense diffuso in Italia, di cui l'esempio classico, il paradigma diremo così, è dato da quella di Fossanova presenta notevoli differenze. 
  
Ha, come Fossanova, l'abside rettangolare, motivo d'arte borgognona prediletto dai monaci di Citeaux; ma a differenza da Fossanova le piccole cappelle, i "bas cotès", per dirla coi francesi, non si aprivano solo nel transetto, (sebbene non ne appaiano tracce troppo chiare, non v'ha dubbio che vi fossero), ma anche nel presbiterio attorno all'altare. É un tipo assai raro. In Italia anzi S. Maria della Vittoria ne porge l'unico esempio ; ma è il tipo adoperato proprio a Citeaux. La coincidenza parrà assai significativa, quando si sappia che, come la Vittoria sia figlia dell'Oratorio, così questo direttamente era stato generato da Citeaux. Peccato che non sia stato possibile conoscere la pianta di Le Loroux! che se essa fosse identica a quelle della sua madre e della sua figlia, avremmo potuto ritenere indiscutibile che i due monaci, di là venuti nel 1274, avessero portato dalla Francia belli e fatti i disegni del nuovo monastero. Tutte queste considerazioni e il silenzio assoluto dei documenti tolgono ogni valore alla tradizione accolta da Giorgio Vasari che il disegno uscisse dalla mente di Nicola Pisano: lasciano solo in campo, con i lineamenti poco decisi, il canonico piccardo. 
  
Comunque, architetto o direttore tecnico o semplice ispettore amministrativo, Pietro da Chaule non rimase a lungo nella Marsica. Nel maggio dello stesso anno 1274 il re lo aveva chiamato di là, e, insieme coi due monaci spediti in Italia dall'abate di Royaumuont e con un architetto, l'aveva mandato a Scafati, perché gettasse le fondamenta di S. Maria di Real Valle, l'abbazia gemella della scurculana. Da allora per qualche tempo divise in parti. uguali la sua attività tra le due costruzioni , dimorando a vicenda un mese per luogo. Così fece certo per tutto il periodo estivo, forse anche per l'invernale, di cui però non abbiamo notizie : di sicuro non vi era più alla ripresa dei lavori primaverili. Forse, avviate ed organizzate le costruzioni, fu trasferito ad altre opere regie; o forse tornò a quella "procuratio casalium Neapolis" che teneva nel 1272, e che abbandonò nel marzo 1278, chiamato "pro quibusdam serviciis ad partes alias". Quasi di certo all'opera di Castel Nuovo. Ignoriamo chi prendesse il suo posto. Per tre anni i documenti stranamente scarseggiano; dai pochi superstiti sappiamo solo che fin dal maggio 1274, ammalatosi Angelo da Foggia, in suo luogo era stato posto a lato del monaco francese il giudice Giovanni da Vairano.

 
 


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