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Il regno di Siclia sotto la casa di Svevia
Testi a cura del prof. Aulo Colucci  maggiori info autore
Il Regno di Sicilia, ossia di Napoli, posto a fianco dello Stato Pontificio, tra il mondo germanico e quello mediterraneo, contribuì a formare il complesso di avvenimenti del secolo XIII. Così, in seguito al matrimonio di Enrico di Hohenstaufen Svevia con Costanza d'Altavilla, celebrato a Milano nel 1186, tale regno passo dalla dinastia dei re Normanni a quella degli Svevi, sotto i quali, per merito principalmente di Federico II, raggiunse progressi in ogni campo delle attività e particolarmente in quello culturale. Senonché la fortuna che aveva arriso alle sorti del reame siciliano durante la sua vita divenne infausta dopo la morte di lui. La scomparsa di Federico II, avvenuta nel 1250, segnò il crollo della Casa di Svevia, poiché in Germania i principi si rifiutarono di riconoscere come successore di lui il figlio Corrado IV. Cominciò allora il Grande interregno che, fra lotte di fazioni, durò sino al 1273, anno in cui fu eletto imperatore Rodolfo I d'Asburgo. 
  
Durante tal vacanza di trono, Corrado IV, al fine di ottenere la corona imperiale, stette quasi sempre in Germania, e così il Regno di Sicilia, perduto il controllo del proprio monarca, cadde in balia dei baroni. Allora un figlio naturale di Federico II, Manfredi, facendosi credere prima reggente di Corrado IV e, poi (1254) del suo minorenne orfano Corradino, ben presto ristabilì l'ordine nel reame di Sicilia, sicché, per il suo buon governo, l'11 agosto 1258, dignitari ed ecclesiastici gli offrirono la corona reale nel duomo di Palermo. Re Manfredi si era coltivata la simpatia di molti sudditi, ma nel contempo anche l'antipatia di tanti altri che lo avversavano specialmente per il suo ghibellinismo; fazione politica che sostenne in vari sensi ed ancor più con l'inviare truppe in aiuto ai ghibellini nella famosa battaglia di Montaperti (1260). La sconfitta subita dai guelfi a Montaperti, significava non soltanto la vittoria dei ghibellini di Toscana, ma di tutta Italia, ove veniva ad affermarsi la potenza di Manfredi, il quale, non nascondendo la propria aspirazione al trono imperiale, non comprese l'eventuale opposizione del Papato; che, risentendo della discesa guelfa, intessé rapporti con regnanti esteri per tentare rivalsa e mantenere la propria supremazia. 
  
Eletto papa nel 1261 il francese Urbano IV, questi, continuando le trattative già intraprese dalla Curia Romana con le corti straniere per ridurre la potenza sveva, incontrò il favore di Carlo duca d'Angiò e conte di Provenza, nonché signore di vaste zone del Piemonte, il quale, avvalendosi della prerogativa di fratello del re di Francia Luigi IX, il Santo, si offrì per togliere il regno a Manfredi e per tenerlo, poi, come feudo della Chiesa, cui, fra l'altro, in caso di bisogno, prometteva aiuto e difesa. Il pontefice accettò e investì l'Angioino della corona siciliana; atto che gli permetteva di riconquistare un diritto feudale. Col sospetto di favoritismo verso la Francia, Manfredi non accolse con piacere l'ascesa al soglio pontificio di Urbano IV, per il quale non di rado aveva espresso sfavorevoli giudizi. Sia per questo che per altri addebiti, quel papa, nel Giovedì Santo del 1263, gli fece pervenire una missiva con cui gl'intimava di presentarsi da lui per discolparsi di gravi accuse. Il re di Sicilia si avviò per " reddere rationem ad pedes ", ma giunto ai confini del regno non si fidò di farsi avanti a sì furibondo accusatore. 
  
Gli inviò degli ambasciatori, che, per quanto abili, non riuscirono a calmarlo. Allora, per mitigarne le pretese con la forza, Manfredi, cui dovevano esser noti gli accordi papali e angioini, organizzò un esercito composto prevalentemente di saraceni e, al comando di Percivalle d'Oria, lo mandò ai confini nord-occidentali del regno e precisamente a Celle, l'attuale Carsoli, donde, si riprometteva d'invadere lo Stato Pontificio. Senonché, impossibilitata a passare per Tivoli, la truppa di Manfredi dal Carseolano proseguì per Rieti con l'intenzione di penetrare nell'Umbria e far prigioniero il Papa, che allora (giugno 1264) soggiornava ad Orvieto. Percivalle d'Oria annegò nella Nera, e venne sostituito dal cicolano Giovanni dei conti di Mareri; il quale, dopo aver occupato diversi castelli adiacenti allo stesso fiume, dovette far marcia indietro, perché le sue milizie furono respinte da quelle dei cosiddetti " crocesegnati ", armigeri reclutati tra la gente umbra dai cardinali Annibaldi, Ottobono e Matteo.
 
 
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