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Il Castello recinto sul Monte San Nicola
Testi a cura del prof. Giuseppe Grosssi  maggiori info autore

La prima attestazione di strutture fortificate nel territorio di Scurcola Marsicana, è però da ricercare sull'altura di Monte S. Nicola (quota 1075,06 m s.l.m.), dove sono ancora evidenti i resti di un castello-recinto medievale di XI-XII secolo (1). Si tratta di un recinto non dotato di torrette rompitratta, mentre una motta o torre-cintata avanzata è visibile sul versante nord-ovest. L'incastellamento si sovrappone in gran parte su un precedente centro fortificato italico, ocris ("ocre"), degli Aequi a pianta ovoidale allungata di cui si riconoscono tre recinzioni sul crinale del monte con le relative porte di accesso, per uno sviluppo longitudinale di 250 metri sull'asse sud-est nord-est ed un'area interna di 1,5 ettari con un complessivo sviluppo murario di 900 metri (2)

La prima recinzione fu rioccupata totalmente dal castello-recinto medievale di Sculcule, con uno sviluppo longitudinale di m 150 e larghezza di m 70 (1,03 ettari) e con ingresso sul versante nord-est, ricavato su una delle due porte, a "corridoio interno obliquo", della recinzione del centro equo
(3). Le mura, spesse m 1,15, sono realizzate in opera incerta medievale con pietrame squadrato legato da una buona e tenace malta cementizia; sui versanti nord-est e sud-ovest, in prossimità delle rampe di accesso della porte, sotto le murature medievali sono ancora visibili i resti delle mura italiche formate da uno o due filari in elevato in opera poligonale di I e II maniera (4).
Nell'interno si notano due modesti rilievi, separati da un fossato medievale posto nelle vicinanze della cisterna italica circolare ricavata nel banco roccioso. 
Su quello posto a sud-est, in direzione della croce di ferro, si notano (oltre ad impianti pastorali) le labili tracce di una torre sghemba, separata dal restante abitato dal fossato ricavato nella roccia ed il cui materiale di risulta dello scavo fu utilizzato per rialzare l'altura della torre; sul lato sud una risega della recinzione medievale evidenzia l'esistenza in antico nel luogo di una porta "a corridoio interno obliquo" del centro italico.
 
La maggiore concentrazione di edifici si ha però sul versante nord-ovest dove si notano le fondazioni dell'unica torre sghemba ancora pienamente visibile, quella centrale dell'incastellamento, di m 10-6×5,5-7 e muratura spessa 1,50 e posta a contatto del corridoio della porta interna del centro fortificato italico; fuori, la torre e la recinzione nord-ovest, erano ulteriormente potenziate da un fossato. Nelle vicinanze della torre, sul versante nord-est, si notano i resti consistenti di un palatium feudale a forma quadrangolare (m 12,50×12,50) con spessore murario di 1,50 circondato da due cisterne ovoidali rivestite nell'interno dal tipico intonaco idraulico, "cocciopesto", di colore rosso e sottostanti tagli di roccia e tracce di muretti. Oltre il castello-recinto descritto, lungo il crinale verso nord-ovest, a 40 metri dalla recinzione, si notano i resti di una torre avanzata edificata su un piccolo colle realizzato tramite l'accumulo della terra e pietrame ricavati dallo scavo su roccia dei fossati difensivi che circondavano la torre antemurale. Qui, come in precedenza, sui lati della collinetta, si notano i resti delle fondazioni della seconda recinzione muraria dell'"ocre" italico, costituita da scarsi blocchi del primo filare di fondazione e con apertura d'ingresso interno probabilmente posta vicino alla stessa torre avanzata.
 
 Oltre questo antemurale sono ancora evidenti sparsi, ma allineati, blocchi che, con l'orizzontale terrapieno interno, testimoniano la presenza della terza recinzione del centro fortificato equo; la consistenza della stessa recinzione aumenta sul versante nord-ovest dove si apriva una porta esterna del tipo "a corridoio interno obliquo" aperta esattamente a nord-ovest e protetta, all'esterno, da un'ulteriore fossato difensivo. Fuori dei recinti antichi e medievali, sui versanti est, nord-est e nord-ovest, sono ancora evidenti i fossati di difesa, ricavati sulla roccia calcarea del pendio e relativi alle difese esterne del centro italico, successivamente riutilizzati dal castello-recinto medievale
(5).
All'esterno della porta d'ingresso alla fortificazione medievale è visibile la rampa di accesso della strada carraia che dal villaggio, posto lungo la Via Valeria e dominato dalla torre-cintata di fondovalle, portava all'insediamento fortificato d'altura.
 
L'utilizzazione a scopi difensivi dell'altura di S. Nicola di Scurcola, posta a controllo della valle dell'Imele-Salto (a nord) e dei Piani Palentini, è quindi attestata in età antica dalla prima età del ferro (IX-VIII secolo a.C.) fino al termine del IV secolo a.C. con la fondazione della colonia romana di Alba Fucens, creazione che mise fine ai centri fortificati degli Equi dei Piani Palentini.
(6) Le condizioni di instabilità politica ai confini del Ducato di Spoleto, l'affermazione della famiglia comitale dei Berardi e le precedenti invasioni saracene ed ungare verificatisi nel IX-X secolo nell'interno della nascente Contea dei Marsi, devono aver portato nel tempo un'esponente della famiglia comitale marsicana ad edificare il castello-recinto nella prima meta dell'XI (7) secolo, probabilmente il Conte dei Marsi Oderisio II che risiedeva nel vicino castrum di Pomperano (Poggio Filippo di Tagliacozzo) (8).
 
La struttura muraria, la forma delle torri e la mancanza di scarpe basamentali e torrette rompitratta "a scudo" dalla tipica forma ad "U", sono prova dell'arcaicità del complesso fortificato; anche la ceramica presente in superficie, oltre a quella propriamente italica riferibile all'"ocre" equo, è databile fra l'XI e il XIII secolo. 
(9)

 
  

[1] La più antica descrizione dei resti di Monte S. Nicola è nel Febonio: (traduzione italiana) « sulla cima del monte che ora si chiama S. Nicola esistono ruderi di posti di guardia della rocca » (Phoebonius 1668, p. 178).
[2]
Per l'ocris equo di Monte S. Nicola, vedi fra i tanti miei saggi dedicati ai centri fortificati marsicani, in particolare GROSSI 1990, pp. 60-62, Tav. V. Dall'interno del centro fortificato vengono materiali bronzei databili all'VIII secolo a.C. a prova della sua realizzazione durante la prima età del Ferro: un rasoio lunato del tipo Vulci decorato sull'attacco da piccoli volatili; un puntale "a rocchetto" di fodero di spada di bronzo (GROSSI 1990, pp.56-57, Tav. IV). Sotto il monte, sui Piani Palentini posti ad est, era la grande necropoli italica relativa al centro fortificato equo composta da tumuli circolari (Tav. I, n. 3), scavata recentemente da Vincenzo D'Ercole, con il vicino insediamento dell'età del bronzo (Tav. I, n. 1) ed il sovrastante villaggio della prima età del ferro di "Case Madonna", riutilizzato in età italico-romana come vicus (Tav. I, n. 4). Le scoperte degli insediamenti e della necropoli si devono all'amico Fausto Colucci di Scurcola Marsicana. Per la necropoli, vedi: U. Irti - F. Colucci, Una necropoli dell'età del ferro a Scurcola Marsicana (Fucino), in "Atti Soc. Tosc. Sc. Nat.", Mem., Serie A, 90 (1983), pp. 327-333; V. D'Ercole, La necropoli dei piani Palentini presso Scurcola Marsicana, in CAPPELLE 1990, pp. 215-252. Per il villaggio dell'età del bronzo: U. Irti - F. Colucci, Un insediamento del bronzo a Scurcola Marsicana (L'Aquila), in "Atti Soc. Tosc. Sc. Nat.", Mem., Serie A, 91 (1984), pp. 349-356. Per l'insediamento della prima età del ferro e vicus italico-romano di "Case Madonna":GROSSI 1990, pp. 54-56, 110.
[3] GROSSI 1990, pp. 60-61. Le numerazioni e le lettere poste fra parentesi tonde nel testo, da ora in poi, sono riferibili alla Tavola V.
[4] Si tratta di mura composte a secco, senza uso di malta, con grossi e medi blocchi grossolanamente sbozzati con l'uso di piccole pietre (zeppe) fra gli interstizi: LUGLI 1965, p. 30; IDEM 1975, pp. 101-102.
[5] Sono mediamente larghi m 9 con profondità variabili da uno a 1,50 metri: in origine dovevano essere, visto l'attuale rinterro, profondi dai tre ai 5 metri. 
[6] GROSSI 2000, pp. 37-40. Sotto il centro, infatti, sorse il vicus italico-romano di "Case Madonna" (cit. Tav. I, n. 4) ed una possibile fattoria agricola sul sito di S. Egidio (Tav. I, n. 5). 
[7] Le origini dell'incastellamento medievale nell'area marsicana sono da ricercare nel fenomeno di insicurezza militare e politica che si verificò nel IX-X secolo a causa dei continui passaggi degli eserciti imperiali verso sud, le incursioni saracene ed i saccheggi ungari del X secolo, in particolare: il passaggio nei Piani Palentini e Val Roveto dell'esercito imperiale di Ludovico II diretto a Montecassino nel 866 per sventare la minaccia saracena, quando per Sora entrò sui limiti settentrionali del ducato beneventano " Beneventani fines per Soram ingreditur " (ERCH., c. 32, 244); nell'880 con il passaggio per la Val Roveto, Piani Palentini ed area fucense degli Agareni (Saraceni) provenienti dalle basi sulla foce del Liri-Garigliano, che raggiunsero il Fucino, distrussero il monastero celanese di S. Vittorino in Telle di Celano (Ugo e Lotario, 173, 8) e depredarono il celebre monastero di S. Maria in Apinianico di Pescina, uccidendo tutti i monaci ed incendiando lo stesso monastero (Chron.Vult., I, 369, 20); nel 937 con l'invasione della Marsica da parte di una banda di predoni Ungari che, dopo aver devastato il circondario di Capua, tramite la Val Roveto, raggiunsero il Fucino dove furono sconfitti e messi in fuga, probabilmente vicino Forca Caruso, dalle truppe congiunte dei Marsi e Peligni (Chron.Mon.Casin., I, 55, 140-141).
[8] Per la residenza di Oderisio II nel castrum di Pomperano, vedi Überblick über den Inhalt des Registrum Petri Diaconi, in H. Hoffmann, Cronick und Urkunden in Montecassino, " Quell. Forsch. ital. Arch. ", 51 (1971), 462. 
[9] Si rinvengono numerosi frammenti fittili relativi a generica ceramica acroma medievale: fra essi pochi riferibili a pettinata dell'XI-XII secolo ed invetriata leggera (materiali in corso di studio).
 
 


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